NMP 2026

Città metropolitane e aree interne in un mondo iperconnesso e in transizione: promuovere equità, coesione e pari opportunità per i territori in ritardo e demograficamente in declino

L’edizione 2026 prosegue e amplia il percorso avviato nel 2024, spostando l’attenzione dalle grandi trasformazioni della transizione verso le disuguaglianze territoriali che tali trasformazioni producono e possono contribuire a ridurre.

Il tema centrale diventa il rapporto tra città metropolitane e aree interne in un mondo caratterizzato da una crescente mobilità di persone, merci, informazioni e capitali e da forme sempre più intense di interconnessione digitale. La società “liquida” descritta nel 2024 viene così osservata attraverso i suoi effetti concreti sui territori: dinamiche demografiche, accessibilità, disponibilità di servizi, mercato abitativo, trasformazioni produttive e capacità di mantenere attivi i sistemi locali.

Particolare attenzione viene dedicata ai territori in ritardo di sviluppo e demograficamente in declino, dove l’invecchiamento della popolazione e la riduzione delle risorse umane pongono nuove questioni per il lavoro, il welfare, la gestione del territorio e la tenuta delle comunità. Parallelamente, nelle città metropolitane, la crescita della popolazione e la pressione turistica alimentano nuove tensioni nell’accesso all’abitazione e nei mercati immobiliari.

La mobilità diventa una chiave interpretativa privilegiata: non soltanto mobilità fisica, ma anche circolazione di capitali, merci, conoscenze e informazioni. Fenomeni come reshoring, crescita dei flussi turistici, iperconnessione digitale e produzione adattiva e flessibile contribuiscono a ridefinire le tradizionali relazioni tra centro e periferia, rendendo sempre più rilevanti i concetti di prossimità e interdipendenza.

L’edizione 2026 introduce inoltre con maggiore forza la questione della casa e del patrimonio edilizio esistente, mettendo in relazione accessibilità abitativa, qualità urbana, prestazioni energetiche e disponibilità di servizi. Il patrimonio costruito tra il 1950 e il 1980 diventa, in questo senso, una delle principali sfide della transizione: non soltanto un problema di riqualificazione fisica, ma un campo nel quale affrontare contemporaneamente questioni ambientali, sociali, economiche e demografiche.